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    Il caffè italiano

    Pubblicato il 18 luglio 17

    Alcuni esponenti della Chiesa osteggiano l’introduzione del caffè, definendolo “la bevanda del diavolo”. Ma è soprattutto nel ‘900 che l’inventiva italiana si applica alla preparazione del caffè, facendo nascere la macchina espresso e la caffettiera moka.

    il caffè nel bel paese

    Anche se la pianta del caffè cresce in un clima equatoriale, e quindi non in Italia, il nostro Paese ha saputo valorizzare al meglio le potenzialità della bevanda, ideando metodi di preparazione che esaltano l’aroma dei chicchi.

    Il caffè è diventato parte integrante della cultura del nostro Paese, che importa circa 8 milioni di sacchi l’anno. Il consumo di caffè in Italia è prevalentemente legato all’utilizzo della caffettiera moka in casa e della macchina espresso nei bar, nei ristoranti e nei luoghi di lavoro.

     

    Già a partire dal 1570 Venezia commercia caffè, e l’apertura della prima bottega del caffè avviene nel 1683, in piazza San Marco.

     

     

    DALLE BOTTEGHE AI CAFFÈ LETTERARI

    Si racconta che il Papa Clemente VIII, dopo aver assaggiato una tazza di caffè, disse “Questa bevanda è così deliziosa che sarebbe un peccato lasciarla bere ai soli miscredenti. Sconfiggiamo Satana impartendole la benedizione per farne una bevanda veramente cristiana”.

     

    In questo modo il caffè può diffondersi in tutta la penisola, nelle eleganti botteghe come nei locali rustici e popolari, e diventare un rito attorno al quale si incontrano artisti, politici e letterati.

     

     

    L’INVENZIONE DELLA MACCHINA ESPRESSO

    Il termine “espresso” è sinonimo di “fatto sul momento”: si tratta di un metodo messo a punto, a quanto sembra, per ridurre i tempi di preparazione del caffè nei locali pubblici. Il primo prototipo di macchina espresso risale al 1855 ed è presentato all’Esposizione Universale di Parigi. Pochi anni dopo, nel 1901, l’ingegnere milanese Luigi Bezzera realizza la prima macchina da caffè espresso con funzionamento a vapore. Il brevetto di Bezzera dà impulso alla ricerca e ai miglioramenti tecnologici avviati dalle molte aziende italiane, tra cui La Pavoni e la torinese Victoria Arduino. 

     

    Achille Gaggia nel 1948 introduce l’estrazione “a pressione”, che permette di ottenere una bevanda concentrata e più aromatica, caratterizzata da una crema densa e compatta: l’espresso come lo conosciamo noi.

     

    Tra gli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 le aziende di macchine espresso potenziano la produzione che raggiunge quantità tipicamente industriali, e nel 1949 il famoso architetto Giò Ponti realizza per La Pavoni la prima macchina espresso dotata di caldaia orizzontale, apportando un grande cambiamento nell’estetica delle macchine. 

     

    Il modo di fare caffè incontra una nuova evoluzione con il lancio, nel 1961, del modello E-61 creato da La Faema: un sistema a circolazione termosifonica consente di conservare l’acqua a una temperatura costante anche se la macchina rimane inattiva per parecchio tempo.

    Da allora l’evoluzione delle macchine da espresso non è mai cessata ed è sempre finalizzata a garantire un espresso preparato ad arte.

    LA MOKA E IL CAFFÈ FATTO IN CASA

    Non è invece cambiato, nel corso degli anni, il funzionamento della Moka, ideata nel 1933 da Alfonso Bialetti. 
    In origine si chiamava “Moka Express”, era composta da quattro elementi principali in alluminio e aveva il manico in bachelite.
    Oggi le caffettiere Moka vengono realizzate in acciaio ma funzionano esattamente come allora, e vanno “avvitate” con il caratteristico gesto compiuto ogni giorno nelle nostre case. 
    Sia l’espresso che la moka hanno rivoluzionato il modo di bere e preparare il caffè in Italia.

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