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Un sorso di esclusività con Carlo Cracco

Uno sguardo alla carriera di uno dei migliori chef di fama mondiale e di un fiorente personaggio televisivo.

A cura del Team Lavazza 2/3 minuti

Ogni chef famoso ha la sua filosofia e quella di Carlo Cracco ruota intorno a tre concetti: sfida, ricerca e sintesi. Cracco si diverte a incrociare i sapori, ma il suo non è un capriccio di chi li mischia per il semplice piacere di volerne sentire il contrasto. Per Cracco non è la diversità a dover essere esaltata quando si accostano i sapori, ma i nuovi gusti che si formano.

A Milano hai due possibilità per assaporare la cucina esclusiva di Cracco: Ristorante Cracco e Carlo e Camilla in Segheria. Alla fine di un pasto divino in uno di questi ristoranti, la ciliegina sulla torta è un espresso Lavazza preparato alla perfezione.

Come la maggior parte degli chef, Cracco è un giramondo. Esperienza, osservazione e conoscenza del mondo sono tutti fattori determinanti nella realizzazione di una grande cucina e Carlo Cracco è l’incarnazione di questa convinzione.

Ma come è decollata la sua carriera? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo tornare indietro, fino al 1986. Cracco comincia la sua carriera professionale da Gualtiero Marchesi a Milano, il primo ristorante italiano a ottenere tre stelle Michelin.

Da allora, Cracco porta il suo estro culinario in giro per il mondo, in città tra cui Savona, Parigi, Firenze, Brescia, Cuneo, e poi di nuovo a Milano, dove accetta l’invito della famiglia Stoppani ad aprire il ristorante Cracco-Peck, assumendo il ruolo di Chef Executive.

Dal 2018 è al timone del ristorante in Galleria, a Milano, il salotto nobile della città. È un locale chic e raffinato dove tradizione e innovazione si fondono armoniosamente in ogni preparazione. Tra i piatti classici serviti in questo ristorante puoi gustare un’insalata russa caramellata, un tuorlo d’uovo marinato, risotto allo zafferano con midollo alla piastra e rombo in crosta di cacao.

Detto questo, il mondo di Cracco non si limita all’alta cucina. Da anni lo chef svolge anche il ruolo di ambassador in collaborazione con l’IFAD, per aiutare le comunità rurali a combattere il cambiamento climatico. Nel 2016 ha partecipato alla campagna Recipes for Change dell’IFAD per la Giornata Mondiale dell’Ambiente. In quell’occasione si è recato in Marocco con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica preparando pietanze con un ingrediente tradizionale minacciato dai cambiamenti climatici: il tartufo marocchino, elemento fondamentale in molti piatti della tradizione.

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