


Il negozio ha raccolto un enorme successo di critica e di pubblico, ridisegnando radicalmente il
panorama e le ambizioni della gastronomia italiana e della nostra ristorazione a New York e, per
naturale estensione, in tutto il paese. Qui, l’Italia non teme confronti e fa davvero “sistema”:
vincente, per una volta, grazie a un’idea e a una squadra formidabile.
Qualche numero: 4.500 metri quadrati, 7 ristoranti, oltre 3.000 prodotti, 20.000 visitatori
nei fine settimana, più di 1.000 caffè al giorno (il Lavazza Café – collocato strategicamente all’i
ngresso – è, per l’azienda torinese, uno dei locali di maggior consumo al mondo).
Situato al 200 di Fifth Avenue: proprio all’incrocio con la Broadway, dove decine di migliaia
di newyorchesi transitano ogni giorno, da e per il lavoro, e altrettante migliaia di turisti, tra
cui tanti italiani, si fermano a fotografare il popolarissimo Flatiron Building. Tradotto in
America con pochissimi adattamenti rispetto al modello torinese inventato da Oscar Farinetti,
Eataly New York è una creatura originale e riccamente ibrida. “Il segreto del caffè italiano – dice
Farinetti - è lo stesso di altri grandi piatti: è semplice, veloce, espresso e ha il nostro stile.
Piace, funziona, innamora. In più è versatile: è una colazione e un digestivo. Lavazza è riuscita a
prendere un prodotto d'oltreoceano, a scegliere le materie prime migliori e a trasformarlo in un
modo di vivere. Non per niente chi entra da Eataly New York dalla Quinta Strada è subito nella
caffetteria: eravamo sicuri che Lavazza avrebbe realizzato un progetto straordinario, che è il modo
originale e giusto di conquistare quel pubblico. Poi ci sono la gelateria, la pasticceria, la
cioccolata. Gli americani non possono credere di trovare tutte queste cose una dopo l'altra.”



