La cerimonia della buna
Nell’Etiopia del terzo millennio coesistono usi antichi e nuovi stili di consumo e preparazione
del caffè: sotto forma di espresso nei locali pubblici delle città minori, secondo una tradizione
introdotta dagli italiani nel periodo dell’occupazione coloniale, e invece come importante
cerimonia della via sociale delle famiglie nelle case private.
La cerimonia rituale del caffè, chiamata
buna, prevede diverse fasi: la donna avvolta in un abito di cotone bianco tosta i
chicchi verdi di caffè, bagnati poco prima con dell’acqua; dopodiché li trita nel mortaio di legnoe
aggiunge la polvere di caffè nell’acqua bollente della jebena, particolare caffettiera etiope.
Evoluzione dei primi utensili per preparare il caffè, la jebena classica è realizzata a mano con
una terracotta smaltata di nero e finemente decorata, un manico che la rende più maneggevole e un
beccuccio laterale sporgente che ne facilita il servizio. Ogni famiglia ne custodisce più di una,
diverse per capienza e decoro, e riserva per la cerimonia della buna l’esemplare più datato poiché
invecchiando migliora la qualità del suo caffè.